Concorso per nuovo complesso Università Bocconi | Milano (MI)

About Project

Progetto preliminare | 2002

Crediti
Prestazione professionale svolta: progettazione preliminare
Funzioni: complesso universitario, dipartimenti, centro congressi e aula magna
Progetto: 2002
Con: arch. A. Lorenzi, arch. C. A. Maggiore
Collaboratori:  P. Battistella, P. Berlanda, J. Bianco, N. Faustini, L. Gelmini, P. Lombardi, M. Masci, A. Palmieri, F. Pravettoni
Committenti: Università Luigi Bocconi
Progettista strutture: D.L.C. Srl
Progettista impianti: METEC Engineering Srl
Acustica: G. Majandi
SLP: 41.000 mq
Importo delle opere: 58.000.000 euro
Pubblicazioni: Domus N°846, marzo 2002, suppl. pag.24, AL Architettura Pubblica N°6, Ordine degli architetti lombardi, giugno 2002.

Descrizione del progetto: 

La forma del campus

L’attuale configurazione del “campus” dell’università Bocconi è il risultato di un processo di addizione di edifici concepiti di volta in volta per far fronte alle necessità di espansione della scuola. Collocati fin dal primo nucleo su aree frammentarie e di limitata estensione, risultano oggi difficilmente riconducibili a un sistema unitario o ad un piano d’insieme.

Nonostante la modernità e la qualità architettonica della prima sede, progettata da Giuseppe Pagano alla fine degli anni ‘30, molti degli edifici realizzati successivamente, costretti a farsi spazio all’interno di un isolato già denso di costruzioni, non sembrano appartenere ad un insieme di relazioni compiuto. Mantengono un carattere disorganico, rinunciano a definire spazi aperti significativi dotati di carattere collettivo e rappresentativo alla scala dell’intera università.

Il progetto elaborato da Ignazio Gardella per l’ampliamento del campus Bocconi a partire dal 1991 costituisce un importante punto di partenza per ripensare il funzionamento complessivo del campus. Collegandosi idealmente alla logica dell’edificio di Pagano, Gardella concepisce l’insediamento come un “campus” aperto, da realizzarsi per successive centralità, per edifici autonomi ma tra loro connessi da un sistema di relazioni. L’edificio aule, unico realizzato dei due fabbricati del progetto, rimanda con la sua pianta circolare all’intenzione di realizzare un fulcro di raccordo e riferimento per l’insieme composito di costruzioni che compongono l’insediamento.

Idee guida

L’unità costituita dall’aula magna e dal centro congressi è il luogo centrale della vita dell’Università. Ad essa è associata l’idea della trasmissione del sapere e soprattutto dell’incontro e dello scambio tra conoscenze differenti. Il suo funzionamento deve essere calibrato su tre differenti livelli di utenza: quello interno all’università, quello legato alla comunità scientifica internazionale cui sempre più la Bocconi si rivolge e quello della città.

Il centro congressi è infatti il luogo di scambio tra l’università e un ambito di ricerca internazionale ma è anche l’occasione per realizzare una struttura di eccezionale livello tecnologico alla scala e al servizio dell’intera città. Questo doppio registro locale e internazionale appartiene profondamente all’Università che ha sempre mantenuto, anche nelle scelte localizzative, un legame forte e vivo con Milano.

L’insieme del centro congressi è dunque una parte dell’edificio che richiede requisiti e prestazioni altissime e dunque dotazioni tecnologiche molto elevate che offrano garanzie di efficienza e insieme non entrino in conflitto con le necessità di comfort e vivibilità degli ambienti. E’ in questo senso una macchina complessa e sofisticata che richiede una precisa calibratura delle differenti componenti progettuali.

L’idea principale del progetto è dunque di rendere il centro congressi visibile come elemento dinamico e rappresentativo senza nascondere interamente il suo volume nei piani interrati, isolandolo dalla vita dell’edificio e del campus. Si è quindi scelto di confermare la localizzazione dell’area congressuale ai piani interrati, come previsto dal bando, ma insieme di fare affiorare l’aula magna oltre la quota del piano terra, di rendere l’interrato fortemente permeabile e accessibile e di dare visibilità al centro congressi anche dalle altre quote dell’edificio.

L’idea di realizzare un grande patio vetrato, uno spazio quadrato che diviene una sorta di “giardino di pietra” a quota del secondo interrato e che attraversa tutta la sezione dell’edificio, rende possibile collegare visivamente ogni piano con il centro congressi e dotarlo di un ampio affaccio all’esterno. Il patio e gli spazi a doppia altezza contribuiscono inoltre a portare all’interrato una componente di luce naturale rendendo confortevole e vivibile lo spazio.

L’aula magna

Uno dei problemi più complessi previsti dal bando di concorso riguarda la richiesta di un’aula magna per 1000 persone divisibile in due distinte sale da 400 e da 600 posti che possano anche funzionare contemporaneamente senza che siano penalizzate le caratteristiche tecniche e acustiche. Il tema richiede dunque una soluzione versatile, semplice ed efficace. Abbiamo analizzato differenti soluzioni, tra le quali, un’aula molto allargata e divisibile in senso longitudinale e un’aula allungata suddivisa da diaframmi mobili scorrevoli lateralmente o verticalmente. L’analisi di queste soluzioni ha evidenziato differenti problemi legati al sistema degli ingressi e delle vie di fuga, alla visibilità e soprattutto all’acustica. Infatti la necessità di realizzare diaframmi mobili di dimensione ridotta, per poter essere alloggiati in posizione di riposo, comporta la presenza di giunti che determinano ponti acustici difficilmente eliminabili.

E’ stata scelta dunque una soluzione fortemente innovativa sul piano tecnico e garantita nel funzionamento dall’applicazione di una tecnologia consolidata.

L’ipotesi è di concepire l’aula magna non come un unico spazio divisibile ma come due aule disposte in sequenza a quote differenti. L’aula superiore, destinata a ospitare 400 persone, ha andamento inclinato, per ottimizzare la visibilità, da quota 0.00 e quota –3.50. La seconda, da 600 persone, è anch’essa in pendenza e scende da quota –6.90 a quota –8.70. Il palco della sala superiore è costituito da una scocca unitaria e autonoma tecnologicamente avanzata, una sorta di scatola aperta verso la sala. Questo elemento, viene trasportato da un carroponte a cremagliera posto nel controsoffitto,  al di sopra delle poltroncine della sala da 600 posti fino a raggiungere la sua posizione di riposo alle spalle del palco di quest’ultima.

Questa soluzione si presenta ottimale da diversi punti di vista. Il palco mobile, essendo un elemento unitario e privo di giunti riduce fortemente il problema dei ponti acustici. Dal punto di vista della praticità permette di passare da un assetto all’altro della sala movimentando con operazioni semplici, un palco già completamente allestito, senza intervenire su nessun altro elemento, evitando lo smontaggio di sedute, controsoffittature o pavimentazioni.

Molta attenzione è stata rivolta alla “dimensione acustica” della sala, che determina la forma e il carattere delle due sale anche nella prospettiva del loro assetto indiviso in un unico spazio da 1000 posti. Entrambe presentano pareti laterali svasate secondo la stessa inclinazione che aprono la visuale verso il palco. La sala superiore è un volume relativamente semplice e unitario mentre la sala inferiore è resa più complessa da due tribune laterali che si innestano sullo spazio centrale, rendendo più avvolgente e viva la presenza degli spettatori intorno al palco. In questo modo si stabilisce una differente gerarchia tra gli spazi.

Nel suo assetto da 1000 posti la sala non si limita a essere una addizione di ambienti distinti ma presenta un volume unitario. E’ la forma della sala inferiore a dare unità all’aula magna. Il suo spazio centrale è stato pensato come luogo d’affaccio su cui si saldano le differenti parti. La platea della sala inferiore, le due tribune laterali e la grande galleria della sala superiore vengono a comporre uno spazio continuo ma gerarchicamente costruito.

E’ stata prestata particolare attenzione anche alla flessibilità d’uso dell’aula magna. Essa permette infatti di essere utilizzata per differenti tipi di eventi: conferenze, proiezioni, concerti, spettacoli. Al fine di permettere un elevatissimo livello prestazionale nei differenti assetti, il progetto propone sistemi tecnologici di controllo molto avanzati. Si prevedono in particolare una regia fissa, collocata sulla parete ovest, una regia acustica mobile in sala, controsoffitti in assetto variabile per adeguare l’acustica alle diverse tipologie d’uso. Nella sala da 600 posti si prevede che le caratteristiche di rumore in stato di quiete non superino i 25 dB data la possibilità di ospitare concerti.

Per ogni sala sono previsti congrui spazi di servizio e di relazione. Alla quota intermedia tra le due sale e al secondo interrato sono previsti due guardaroba in grado di servire contemporaneamente i due livelli del centro congressi. Nella zona retrostante il palco, a quota del secondo interrato, sono infine collocati ulteriori ambienti di servizio: l’area riservata alle autorità, direttamente collegata con l’autorimessa posta al terzo interrato, da cui si accede direttamente al palcoscenico; Il blocco camerini e servizi, anch’esso dotato di accesso indipendente; un ampio retropalco collegato con il sistema di carico e scarico servito da un montacarichi e accessibile dalla zona di servizio a piano terra.

Il centro congressi

Il centro congressi è progettato in modo da permettere la più ampia flessibilità d’uso ma insieme da garantire un elevatissimo livello di prestazioni e di efficienza. Le sale convegni sono disposte su due lati dell’edificio intorno al patio vetrato e al foyer. Un ampio spazio di reception accoglie i visitatori e li indirizza alle differenti parti del complesso e introduce a un sistema di uffici e sale a disposizione degli organizzatori, dei congressisti, dei giornalisti. Alle spalle del sistema di risalita è collocata la zona delle cucine e degli spogliatoi per il personale, in diretto collegamento con l’area di carico e scarico comunicante con il corsello che distribuisce il secondo interrato dell’edificio aule. Un ampio spazio di caffetteria/bar, aperto sulla distribuzione a doppia altezza in posizione baricentrica tra centro congressi e aula magna, comunica internamente con le cucine. Davanti al bar è prevista un’area di ristoro. Le sale congressi si articolano su due quote. Al secondo interrato sono collocate le cinque sale da 100 posti, cui corrispondono al primo interrato le sale minori (tre da 50, due da 20 e cinque salottini da 10 posti) distribuite da un ampio ballatoio contenuto nel volume delle sale sottostanti. Le due quote sono tra loro collegate comodamente da scale e ascensori. Il funzionamento del centro congressi è calibrato in base ai più avanzati requisiti di automazione e di supporto logistico. Si prevedono per tutte le aule due regie centralizzate per i sistemi di controllo audio e video, inoltre le aule da 100 e 50 posti sono dotate di spazi tecnici e cabine per interpreti. Sono inoltre previste per tutto il complesso del centro congressi adeguate dotazioni di vie di fuga. 

Il foyer occupa il centro dell’area congressuale tra l’aula magna e il patio. Come la piazza coperta del piano terra esso è una sala polivalente a doppia altezza distribuita perimetralmente e delimitata da vetrate totalmente apribili e oscurabili. In esso possono infatti avere luogo molteplici attività: banchetti, esposizioni, presentazioni o altre manifestazioni legate al funzionamento del centro congressi. Il foyer si prolunga all’esterno nel patio vetrato che porta luce naturale e costruisce il fondale della sala.

Il patio è uno degli elementi più rappresentativi e scenografici dell’edificio. E’ un parallelepipedo a base quadrata di quasi 25 metri di lato, aperto verso il cielo, che attraversa tutta la sezione dell’edificio. Esso è dunque un vuoto scavato dentro il volume dell’edificio, un esterno, ma ne è anche il cuore, la “stanza” principale. Si è dunque scelto di risolverlo architettonicamente come un volume puro, definito sulle quattro pareti da una vetrata strutturale continua mentre il pavimento è trattato come un giardino di pietra nel quale si possono disporre insieme sculture e elementi naturali. E’ un elemento fortemente sintetico sul quale affacciano le differenti funzioni e dal quale è possibile percepire tutta la complessità del fabbricato ed è insieme un “volume di luce” che porta fino al secondo interrato una componente di affaccio e di illuminazione naturale.

Pubblicazioni: 
Domus N°846, marzo 2002, suppl. pag.24
Descrizione del progetto: 

La forma del campus

L’attuale configurazione del “campus” dell’università Bocconi è il risultato di un processo di addizione di edifici concepiti di volta in volta per far fronte alle necessità di espansione della scuola. Collocati fin dal primo nucleo su aree frammentarie e di limitata estensione, risultano oggi difficilmente riconducibili a un sistema unitario o ad un piano d’insieme.

Nonostante la modernità e la qualità architettonica della prima sede, progettata da Giuseppe Pagano alla fine degli anni ‘30, molti degli edifici realizzati successivamente, costretti a farsi spazio all’interno di un isolato già denso di costruzioni, non sembrano appartenere ad un insieme di relazioni compiuto. Mantengono un carattere disorganico, rinunciano a definire spazi aperti significativi dotati di carattere collettivo e rappresentativo alla scala dell’intera università.

Il progetto elaborato da Ignazio Gardella per l’ampliamento del campus Bocconi a partire dal 1991 costituisce un importante punto di partenza per ripensare il funzionamento complessivo del campus. Collegandosi idealmente alla logica dell’edificio di Pagano, Gardella concepisce l’insediamento come un “campus” aperto, da realizzarsi per successive centralità, per edifici autonomi ma tra loro connessi da un sistema di relazioni. L’edificio aule, unico realizzato dei due fabbricati del progetto, rimanda con la sua pianta circolare all’intenzione di realizzare un fulcro di raccordo e riferimento per l’insieme composito di costruzioni che compongono l’insediamento.

Idee guida

L’unità costituita dall’aula magna e dal centro congressi è il luogo centrale della vita dell’Università. Ad essa è associata l’idea della trasmissione del sapere e soprattutto dell’incontro e dello scambio tra conoscenze differenti. Il suo funzionamento deve essere calibrato su tre differenti livelli di utenza: quello interno all’università, quello legato alla comunità scientifica internazionale cui sempre più la Bocconi si rivolge e quello della città.

Il centro congressi è infatti il luogo di scambio tra l’università e un ambito di ricerca internazionale ma è anche l’occasione per realizzare una struttura di eccezionale livello tecnologico alla scala e al servizio dell’intera città. Questo doppio registro locale e internazionale appartiene profondamente all’Università che ha sempre mantenuto, anche nelle scelte localizzative, un legame forte e vivo con Milano.

L’insieme del centro congressi è dunque una parte dell’edificio che richiede requisiti e prestazioni altissime e dunque dotazioni tecnologiche molto elevate che offrano garanzie di efficienza e insieme non entrino in conflitto con le necessità di comfort e vivibilità degli ambienti. E’ in questo senso una macchina complessa e sofisticata che richiede una precisa calibratura delle differenti componenti progettuali.

L’idea principale del progetto è dunque di rendere il centro congressi visibile come elemento dinamico e rappresentativo senza nascondere interamente il suo volume nei piani interrati, isolandolo dalla vita dell’edificio e del campus. Si è quindi scelto di confermare la localizzazione dell’area congressuale ai piani interrati, come previsto dal bando, ma insieme di fare affiorare l’aula magna oltre la quota del piano terra, di rendere l’interrato fortemente permeabile e accessibile e di dare visibilità al centro congressi anche dalle altre quote dell’edificio.

L’idea di realizzare un grande patio vetrato, uno spazio quadrato che diviene una sorta di “giardino di pietra” a quota del secondo interrato e che attraversa tutta la sezione dell’edificio, rende possibile collegare visivamente ogni piano con il centro congressi e dotarlo di un ampio affaccio all’esterno. Il patio e gli spazi a doppia altezza contribuiscono inoltre a portare all’interrato una componente di luce naturale rendendo confortevole e vivibile lo spazio.

L’aula magna

Uno dei problemi più complessi previsti dal bando di concorso riguarda la richiesta di un’aula magna per 1000 persone divisibile in due distinte sale da 400 e da 600 posti che possano anche funzionare contemporaneamente senza che siano penalizzate le caratteristiche tecniche e acustiche. Il tema richiede dunque una soluzione versatile, semplice ed efficace. Abbiamo analizzato differenti soluzioni, tra le quali, un’aula molto allargata e divisibile in senso longitudinale e un’aula allungata suddivisa da diaframmi mobili scorrevoli lateralmente o verticalmente. L’analisi di queste soluzioni ha evidenziato differenti problemi legati al sistema degli ingressi e delle vie di fuga, alla visibilità e soprattutto all’acustica. Infatti la necessità di realizzare diaframmi mobili di dimensione ridotta, per poter essere alloggiati in posizione di riposo, comporta la presenza di giunti che determinano ponti acustici difficilmente eliminabili.

E’ stata scelta dunque una soluzione fortemente innovativa sul piano tecnico e garantita nel funzionamento dall’applicazione di una tecnologia consolidata.

L’ipotesi è di concepire l’aula magna non come un unico spazio divisibile ma come due aule disposte in sequenza a quote differenti. L’aula superiore, destinata a ospitare 400 persone, ha andamento inclinato, per ottimizzare la visibilità, da quota 0.00 e quota –3.50. La seconda, da 600 persone, è anch’essa in pendenza e scende da quota –6.90 a quota –8.70. Il palco della sala superiore è costituito da una scocca unitaria e autonoma tecnologicamente avanzata, una sorta di scatola aperta verso la sala. Questo elemento, viene trasportato da un carroponte a cremagliera posto nel controsoffitto,  al di sopra delle poltroncine della sala da 600 posti fino a raggiungere la sua posizione di riposo alle spalle del palco di quest’ultima.

Questa soluzione si presenta ottimale da diversi punti di vista. Il palco mobile, essendo un elemento unitario e privo di giunti riduce fortemente il problema dei ponti acustici. Dal punto di vista della praticità permette di passare da un assetto all’altro della sala movimentando con operazioni semplici, un palco già completamente allestito, senza intervenire su nessun altro elemento, evitando lo smontaggio di sedute, controsoffittature o pavimentazioni.

Molta attenzione è stata rivolta alla “dimensione acustica” della sala, che determina la forma e il carattere delle due sale anche nella prospettiva del loro assetto indiviso in un unico spazio da 1000 posti. Entrambe presentano pareti laterali svasate secondo la stessa inclinazione che aprono la visuale verso il palco. La sala superiore è un volume relativamente semplice e unitario mentre la sala inferiore è resa più complessa da due tribune laterali che si innestano sullo spazio centrale, rendendo più avvolgente e viva la presenza degli spettatori intorno al palco. In questo modo si stabilisce una differente gerarchia tra gli spazi.

Nel suo assetto da 1000 posti la sala non si limita a essere una addizione di ambienti distinti ma presenta un volume unitario. E’ la forma della sala inferiore a dare unità all’aula magna. Il suo spazio centrale è stato pensato come luogo d’affaccio su cui si saldano le differenti parti. La platea della sala inferiore, le due tribune laterali e la grande galleria della sala superiore vengono a comporre uno spazio continuo ma gerarchicamente costruito.

E’ stata prestata particolare attenzione anche alla flessibilità d’uso dell’aula magna. Essa permette infatti di essere utilizzata per differenti tipi di eventi: conferenze, proiezioni, concerti, spettacoli. Al fine di permettere un elevatissimo livello prestazionale nei differenti assetti, il progetto propone sistemi tecnologici di controllo molto avanzati. Si prevedono in particolare una regia fissa, collocata sulla parete ovest, una regia acustica mobile in sala, controsoffitti in assetto variabile per adeguare l’acustica alle diverse tipologie d’uso. Nella sala da 600 posti si prevede che le caratteristiche di rumore in stato di quiete non superino i 25 dB data la possibilità di ospitare concerti.

Per ogni sala sono previsti congrui spazi di servizio e di relazione. Alla quota intermedia tra le due sale e al secondo interrato sono previsti due guardaroba in grado di servire contemporaneamente i due livelli del centro congressi. Nella zona retrostante il palco, a quota del secondo interrato, sono infine collocati ulteriori ambienti di servizio: l’area riservata alle autorità, direttamente collegata con l’autorimessa posta al terzo interrato, da cui si accede direttamente al palcoscenico; Il blocco camerini e servizi, anch’esso dotato di accesso indipendente; un ampio retropalco collegato con il sistema di carico e scarico servito da un montacarichi e accessibile dalla zona di servizio a piano terra.

Il centro congressi

Il centro congressi è progettato in modo da permettere la più ampia flessibilità d’uso ma insieme da garantire un elevatissimo livello di prestazioni e di efficienza. Le sale convegni sono disposte su due lati dell’edificio intorno al patio vetrato e al foyer. Un ampio spazio di reception accoglie i visitatori e li indirizza alle differenti parti del complesso e introduce a un sistema di uffici e sale a disposizione degli organizzatori, dei congressisti, dei giornalisti. Alle spalle del sistema di risalita è collocata la zona delle cucine e degli spogliatoi per il personale, in diretto collegamento con l’area di carico e scarico comunicante con il corsello che distribuisce il secondo interrato dell’edificio aule. Un ampio spazio di caffetteria/bar, aperto sulla distribuzione a doppia altezza in posizione baricentrica tra centro congressi e aula magna, comunica internamente con le cucine. Davanti al bar è prevista un’area di ristoro. Le sale congressi si articolano su due quote. Al secondo interrato sono collocate le cinque sale da 100 posti, cui corrispondono al primo interrato le sale minori (tre da 50, due da 20 e cinque salottini da 10 posti) distribuite da un ampio ballatoio contenuto nel volume delle sale sottostanti. Le due quote sono tra loro collegate comodamente da scale e ascensori. Il funzionamento del centro congressi è calibrato in base ai più avanzati requisiti di automazione e di supporto logistico. Si prevedono per tutte le aule due regie centralizzate per i sistemi di controllo audio e video, inoltre le aule da 100 e 50 posti sono dotate di spazi tecnici e cabine per interpreti. Sono inoltre previste per tutto il complesso del centro congressi adeguate dotazioni di vie di fuga. 

Il foyer occupa il centro dell’area congressuale tra l’aula magna e il patio. Come la piazza coperta del piano terra esso è una sala polivalente a doppia altezza distribuita perimetralmente e delimitata da vetrate totalmente apribili e oscurabili. In esso possono infatti avere luogo molteplici attività: banchetti, esposizioni, presentazioni o altre manifestazioni legate al funzionamento del centro congressi. Il foyer si prolunga all’esterno nel patio vetrato che porta luce naturale e costruisce il fondale della sala.

Il patio è uno degli elementi più rappresentativi e scenografici dell’edificio. E’ un parallelepipedo a base quadrata di quasi 25 metri di lato, aperto verso il cielo, che attraversa tutta la sezione dell’edificio. Esso è dunque un vuoto scavato dentro il volume dell’edificio, un esterno, ma ne è anche il cuore, la “stanza” principale. Si è dunque scelto di risolverlo architettonicamente come un volume puro, definito sulle quattro pareti da una vetrata strutturale continua mentre il pavimento è trattato come un giardino di pietra nel quale si possono disporre insieme sculture e elementi naturali. E’ un elemento fortemente sintetico sul quale affacciano le differenti funzioni e dal quale è possibile percepire tutta la complessità del fabbricato ed è insieme un “volume di luce” che porta fino al secondo interrato una componente di affaccio e di illuminazione naturale.

Pubblicazioni: 
Domus N°846, marzo 2002, suppl. pag.24

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