Concorso "I Giardini di Porta Nuova" | Milano (MI)

About Project

Concorso a inviti | Progetto selezionato | 2004

Crediti
Prestazione professionale svolta: progetto preliminare
Funzioni: parco
Progetto: 2003-2004
Con: L. Gatti, C. A. Maggiore, M. Navarra
Collaboratori:  P. Berlanda, A. Soana, L. Schamis, B. Kim, C. Iudica, F. Giannullo
Committente: Comune di Milano
Progetto strutture: D.L.C. Srl
Progetto impianti: Planning Srl
Progetto viabilistico: Ing. M. Rossi
Superficie: 100.000 mq
Importo delle opere: 20.000.000 euro

 

Descrizione del progetto: 

Relazione di progetto

I giardini (tra)sparenti di Porta Nuova si definiscono attraverso un’operazione di scavo e di costruzione dei margini e assumono come materia la luce.

La nuova quota dei giardini intercetta i grandi flussi metropolitani divenendo il piano di intersezione dei movimenti e delle attività. Al loro interno i giardini si compongono di un sezionamento di flussi di dimensioni e scala diversa: dalle “camere chiare” verso l’isola, al “circo di vetro” appoggiato sul tunnel affiorante della ferrovia, ad una successione di “striature verdi” che connettono, attraverso l’asse di Porta Nuova, il giardino al sistema dei vuoti generati dalla demolizione delle mura cinquecentesche. Il progetto dei nuovi giardini è stato costruito attraverso una sezione che opera svelando strati successivi così da portare alla luce i frammenti nascosti della città.
In questo modo gli affioramenti diversi per natura e materia appaiono spaesati dentro un nuovo contesto suggerendo nuove e più libere possibilità di vita.
Lo scavo ha permesso la costruzione di un nuovo suolo capace di intercettare e strutturare diversi tipi di flussi urbani: dalla metropolitana, alla ferrovia, alle strade carrabili.
In questo modo si può immaginare un effetto di riverberazione dei giardini in una loro estensione lungo le linee-parco che ridefinendo le sezioni del suolo attivano, in un’area più ampia, un altro livello di circuiti, movimenti e materie.
Si può ripensare quindi il sistema dei bastioni e dei parchi milanesi, quale possibile grande infrastruttura della città contemporanea dentro la città storica. Il circo di vetro costruito con elementi semplici, materializza i movimenti possibili raccordando i diversi piani dei giardini e definisce un luogo disponibile ad accogliere attività e eventi di varie forme e grande densità. Questo grande spazio è individuato da pellicole di vetro e rete metallica sospese da terra in modo da non interrompere la continuità delle superfici del suolo.
I campi si presentano con una molteplicità di forme e materie e si prestano ad usi differenziati consentendo percorsi di attraversamento liberi.
Le funzioni di seduta, illuminazione, raccolta rifiuti, sono risolte attraverso la metamorfosi dei materiali che costruiscono i piani stessi.
Le superfici del giardino, come una radura, si offrono a liberi attraversamenti e la varietà delle loro materie corrisponde a diversi livelli di trasformabilità nel tempo.

 

Descrizione del progetto: 

Relazione di progetto

I giardini (tra)sparenti di Porta Nuova si definiscono attraverso un’operazione di scavo e di costruzione dei margini e assumono come materia la luce.

La nuova quota dei giardini intercetta i grandi flussi metropolitani divenendo il piano di intersezione dei movimenti e delle attività. Al loro interno i giardini si compongono di un sezionamento di flussi di dimensioni e scala diversa: dalle “camere chiare” verso l’isola, al “circo di vetro” appoggiato sul tunnel affiorante della ferrovia, ad una successione di “striature verdi” che connettono, attraverso l’asse di Porta Nuova, il giardino al sistema dei vuoti generati dalla demolizione delle mura cinquecentesche. Il progetto dei nuovi giardini è stato costruito attraverso una sezione che opera svelando strati successivi così da portare alla luce i frammenti nascosti della città.
In questo modo gli affioramenti diversi per natura e materia appaiono spaesati dentro un nuovo contesto suggerendo nuove e più libere possibilità di vita.
Lo scavo ha permesso la costruzione di un nuovo suolo capace di intercettare e strutturare diversi tipi di flussi urbani: dalla metropolitana, alla ferrovia, alle strade carrabili.
In questo modo si può immaginare un effetto di riverberazione dei giardini in una loro estensione lungo le linee-parco che ridefinendo le sezioni del suolo attivano, in un’area più ampia, un altro livello di circuiti, movimenti e materie.
Si può ripensare quindi il sistema dei bastioni e dei parchi milanesi, quale possibile grande infrastruttura della città contemporanea dentro la città storica. Il circo di vetro costruito con elementi semplici, materializza i movimenti possibili raccordando i diversi piani dei giardini e definisce un luogo disponibile ad accogliere attività e eventi di varie forme e grande densità. Questo grande spazio è individuato da pellicole di vetro e rete metallica sospese da terra in modo da non interrompere la continuità delle superfici del suolo.
I campi si presentano con una molteplicità di forme e materie e si prestano ad usi differenziati consentendo percorsi di attraversamento liberi.
Le funzioni di seduta, illuminazione, raccolta rifiuti, sono risolte attraverso la metamorfosi dei materiali che costruiscono i piani stessi.
Le superfici del giardino, come una radura, si offrono a liberi attraversamenti e la varietà delle loro materie corrisponde a diversi livelli di trasformabilità nel tempo.

 

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